Io, vittima di bullismo, ho capito che i deboli sono loro (da IL NUOVO DIARIO MESSAGGERO)

Gli studenti di Ghini, Scarabelli, Paolini e Cassiano educatori alle medie. «Vogliamo essere d’aiuto»

Ora tocca a loro. Quattro gli istituti coinvolti

(Ghini, Scarabelli, Paolini e Cassiano),
cinquanta circa i ragazzi al secondo
anno di superiori che, da marzo, si trasformeranno
in peer educators e, in prima
persona, andranno nelle scuole secondarie
di primo grado per parlare ai
“colleghi” più giovani di bullismo, cyberbullismo,
sexting e dell’utilizzo consapevole
di internet e dei social network.
Dopo un incontro preliminare con i compagni
del primo anno – il 22 febbraio per
gli studenti di Paolini e Cassiano, il primo
marzo per quelli di Ghini e Scarabelli – toccherà
alle classi seconde e terze delle
scuole secondarie di primo grado della città
di Imola. «Ormai è il quarto anno che
lavoriamo sulla formazione dei peer educators
– spiega il dirigente scolastico del
Paolini-Cassiano, Enrico Michelini -. Inizialmente
il progetto era rivolto agli studenti
di quarta superiore. Con l’introduzione
dell’alternanza scuola lavoro per gli
alunni del triennio, abbiamo optato per le
classi seconde. Una scelta azzeccata. I ragazzi
si sono sentiti responsabilizzati. In
fondo hanno un’età e un linguaggio che è
ancora vicino a quello degli studenti più
giovani. Bisogna dire grazie all’avvocato
Michele Martoni – che, per primo, ha dato
il la al progetto Insieme nella rete – a Telefono
Azzurro e alle colleghe dirigenti degli
istituti comprensivi 6 e 7 (Manuela Mingazzini
e Loretta Salaroli, ndr) che hanno
creato il nucleo portante e lo hanno allargato
».
Se, inizialmente, il progetto era rivolto solo
agli studenti degli IC6 e 7, ora copre tutto
il territorio imolese. «Da quest’anno,
proprio la Mingazzini è capofila di un progetto
ministeriale, Non stiamo zitti, che integra
il progetto Insieme nella rete e ci ha
consentito di espandere ulteriormente i
destinatari. Sono stati coinvolti i genitori,
sono stati promossi dei laboratori e gli studenti
delle scuole medie avranno modo, a
loro volta, di andare nelle primarie per
parlare con i bambini delle elementari».
La parola agli studenti. «Nei primi due incontri
abbiamo avuto modo di conoscere
i referenti di Telefono Azzurro e la psicologa
Chiara Luongo – raccontano Emma
Bacchilega e Paola Varzar dell’Istituto
Paolini -. Ci hanno spiegato cosa sono,
materialmente, cyberbullismo, bullismo e
sexting. Ci hanno fornito tutto il materiale
informativo e ci hanno spiegato come
avremmo dovuto impostare la presentazione
nelle classi delle scuole medie. Nelle
ultime due lezioni, infine, abbiamo visto
le slide e abbiamo parlato dell’utilizzo corretto
dei social e delle forme di violenza
da social. Come attività è molto utile, sia
per noi che per chi ci ascolterà. Perché è
un tema che riguarda un po’ tutti i ragazzi
di età compresa tra i 10 e i 16 anni. La
speranza è che il lavoro che stiamo portando
avanti possa essere d’aiuto non solo
alle persone che subiscono bullismo,sexting o cyberbullismo, ma anche a chi
lo commette. Spero che serva loro per
prendere coscienza di quello che stanno
facendo».
«Ho partecipato perché sapevo sarebbe
stata un’esperienza bella, utile, formativa
– spiega invece Basma Hanine del Cassiano
-. In passato sono stata vittima di fenomeni
di bullismo. Per questo mi impegno
in prima persona. A 12, 13 anni, manca la
consapevolezza del pericolo. Mentre sugli
adescamenti e sui giochi on line i ragazzi
sono più “preparati”, su un fenomeno come
il sexting c’è molta ignoranza. Anche
se, lo dico per esperienza personale, il più
diffuso di tutti resta il bullismo. Quando
ero alle medie, era presente in diverse forme,
come la presa in giro o lo sfottò al
compagno che fa più fatica ad esprimersi
o che non riesce a prendere in mano una
palla. Io stessa sono stata presa di mira
ma, se all’inizio mi ha dato molto fastidio
e mi ha fatto stare male (rifiutavo anche
di andare a scuola), col passare del tempo
mi ha rafforzato. Pian piano, anche col
giusto supporto, ho imparato a “fregarmene”,
a non lasciarmi influenzare. Ho
capito che i bulli sono in realtà le persone
più deboli, che prendono di mira gli altri
per nascondere la loro debolezza».
Per Eleonora Mangiacasale, del Ghini,
«questa esperienza è molto importante. A
12, 13 anni è importante essere educati all’utilizzo
di internet e dei social. E se siamo
noi ragazzi a farlo, e non un adulto, può
avere maggiore presa sui più piccoli. Tutti
noi siamo abituati a guardare la persona
più grande con soggezione. Se invece sono
gli stessi ragazzi a mettersi in gioco, a
portare esempi concreti, il messaggio passa
più facilmente. Per questo andare nelle
scuole medie è così importante. L’utilizzo
sbagliato di internet, dei social si sta diffondendo
sempre di più in quella fascia
d’età. Educarli fin da piccoli è importante,
ma portando esempi pratici. Se andiamo
da una ragazzina di seconda, terza media
con una semplice definizione di sexting, è
molto probabile che non ci ascolti neanche.
Se invece le spieghiamo che pubblicare
su Instagram – come molte di loro
fanno – la foto del costume appena comprato
può essere usato contro di loro ha
molta più presa. Le foto pubblicate non si
cancellano, restano sempre nella rete».
«Molti – interviene infine Chiara Casolari,
anche lei del Ghini – non sono consapevoli
dei rischi che comporta pubblicare
storie o immagini su un social network.
C’è tanta ignoranza tra i ragazzi. Prendiamo
l’esempio del costume. Molte postano
la foto on line per attirare l’attenzione,
non solo dei ragazzi, ma anche delle loro
coetanee, non rendendosi conto del pericolo
che quello scatto, in rete, comporta. A
loro importa esclusivamente il numero di
like al post».
Giacomo Casadio

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